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In occasione del Cinquecentenario, il Comune di Exilles, in collaborazione con ArTeMuDa, propone un calendario di appuntamenti che intreccia memoria, cultura e partecipazione.
Escursioni, spettacoli, incontri e momenti conviviali accompagneranno il pubblico alla scoperta del Pertus e dell’impresa di Colombano Romean, restituendo voce a una storia che, dopo cinque secoli, continua a scorrere tra le montagne e nelle comunità che le abitano.

Per inaugurare il ciclo di celebrazioni del Cinquecentenario, il Comune di Exilles promuove un convegno divulgativo ospitato nella suggestiva cornice del Forte di Exilles. L’incontro riunirà studiosi ed esperti di diverse discipline – dalla storia all’archivistica, dalla geologia all’archeologia, dall’antropologia all’ambiente – per offrire uno sguardo ampio e multidisciplinare sul Pertus e sul contesto in cui nacque.
Attraverso interventi brevi e accessibili, il convegno accompagnerà il pubblico alla scoperta non solo dell’opera, ma anche delle comunità che l’hanno voluta, dei saperi che l’hanno resa possibile e dei significati che ancora oggi essa custodisce. Un momento di conoscenza e condivisione che segna l’inizio di un percorso più ampio di iniziative culturali, eventi e attività di valorizzazione del territorio.
Gli atti del convegno saranno raccolti e pubblicati in un Cahier dell’Ecomuseo Colombano Romean del Parco Alpi Cozie, contribuendo a lasciare una traccia duratura di questo importante anniversario.
PROGRAMMA DEL CONVEGNO
14.00 REGISTRAZIONE PARTECIPANTI
14.30 APERTURA LAVORI
Potere regio e autonomie territoriali: alcuni casi di studio sulle comunità di valle in età moderna. Davide Bruno DE FRANCO (Archivio di Stato di Novara)
Sconfinamenti. An Touŕia prima di Colombano, an Touŕia dopo Colombano attraverso la documentazione tardomedievale e della prima età moderna. Luca PATRIA (Il Patrimonio-Storico-Ambientale)
Il Trou de Touilles in Val di Susa, inquadramento geologico e analisi del rilievo dell’opera idraulica. Anna CANTONI e Sara BIANCHI
Geologia e tecniche di escavazione della roccia tra Savoia e Delfinato in età tardomedievale e protomoderna. Anna GATTIGLIA, Maurizio ROSSI (Il Patrimonio Storico-Ambientale) e Gianfranco FIORASO (Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Geoscienze e Georisorse)
16.30 PAUSA CAFFE'
17.00 RIPRESA DEI LAVORI
L’Aqueduc de la Montagne de Touille nelle Mémoires di primo Settecento dell’ingegnere militare François de la Blottière. Eugenio GAROGLIO (Culturalpe)
Da Colombano ai giorni nostri: il Pertus e la sua fauna. Giuseppe ROUX POIGNANT (Ente di gestione delle aree protette Alpi Cozie):
Manutenzione e interventi di ripristino dell’opera idraulica. Massimo GARAVELLI (Consorzio Forestale Alta Valle Susa)
Aspetti toponomastici relativi al Pertus e al suo territorio. Roberto CIBONFA (Ente di gestione delle aree protette Alpi Cozie)
Colombano Romean santo e dannato: dalla realtà alla leggenda. Renato SIBILLE (Associazione ArTeMuDa)
19.00 CHIUSURA DEI LAVORI
19.30 RINFRESCO
21.00 SPETTACOLO TEATRALE ITINERANTE "IL DONO DELL'ACQUA", a cura di ARTEMUDA
E' stato un evento molto interessante, curato e ben organizzato, Compimenti a tutto lo staff!
Paolo
Volevo ancora ringraziare tantissimo per il convegno e fare i complimenti per la piece teatrale: è stato tutto perfetto. Grazie, grazie ancora!
Piero
Complimenti ancora per tutto, convegno, spettacolo teatrale e organizzazioneeccellenti!! Grazie di cuore e complimenti a tutti quanti!!!
Sono molto contenta dell'esito del Convegno e rinnovo i miei complimenti per l'organizzazione, che definirei perfetta:per la location, la gestione delle tempistiche, il livello del contenuto, l'organizzazione professionale e soprattutto per il clima positivo.
Sara
Grazie per la splendida organizzazionee per l'accoglienza. Tutto perfetto. Ho avuto modo di raccogliere diversi pareri, ed erano tutti entusiasti.
Eugenio

Davide Bruno DE FRANCO (Archivio di Stato di Novara) Potere regio e autonomie territoriali: alcuni casi di studio sulle comunità di valle in età moderna. Abstract Le ricerche di antropologi e demografi storici di storia alpina hanno ridimensionato l’antica percezione della marginalità della montagna, l’idea di arretratezza e di isolamento in epoca preindustriale. All’interno di questo dibattito si collocano studi che hanno valorizzato il tema dei rapporti tra istituzioni alpine e poteri statuali tra basso medioevo ed età moderna. A partire dal XIV secolo gli spazi delle Alpi centro-occidentali sono caratterizzati dal sorgere di federazioni di valle, che ottenendo statuti e privilegi dal principe restano in grado di conservare ampi spazi di autonomia in campo politico, fiscale e di gestione delle risorse. Le valli che hanno ottenuto questo status giuridico sono spesso collocate in regioni di confine, dove soprattutto tra Cinque e Seicento si riscontra una forte conflittualità politico-militare e religiosa. La costruzione dello spazio è qui indissolubilmente legata allo status di privilegio che ritroviamo in alcune valli di notevole rilevanza per i transiti e il controllo del territorio: in particolare, l’intervento cercherà di affrontare, in prospettiva comparativa, sui casi del Brianzonese, della Val Sesia e, a margine, della Riviera d’Orta.
Davide Bruno DE FRANCO Davide Bruno De Franco è dottore di ricerca in Scienze storiche. Dopo esser stato assegnista di ricerca presso l'Università Bocconi di Milano e aver collaborato con l'INED (Institut National d'Études Démographiques), è stato assunto nei ruoli del Ministero della cultura, dove dal 2019 ricopre il ruolo di direttore dell'Archivio di Stato di Novara. Nell'ambito dei suoi studi si è occupato, in particolare, di storia alpina in età moderna, storia della comunità di Venaria Reale e di storia di archivi e istituzioni novaresi.

Luca PATRIA (Il Patrimonio Storico-Ambientale) Sconfinamenti. An Touŕia prima di Colombano, an Touŕia dopo Colombano attraverso la documentazione tardomedievale e della prima età moderna. Abstract Nel primo quarto del Duecento l'alpeggio di Toullies fu utilizzato per la transumanza verticale dalle greggi dei canonici di Rivalta nel settore giaglionese, mentre a metà Duecento il conte d'Albon esercitava un prelievo di prodotti caseari sul bestiame monticato dagli Exillesi nel settore estremo della montagna. Contestualmente il conte di Moriana-Savoia controllava la caccia al camoscio non solo da parte dei Giaglionesi ma su tutti i venatores in monte de Tolis, là dove il conte d'Albon rivendicava la stessa prerogativa. Così sul confine tra le due contee gli spazi per l'elusione fiscale erano ampi di fronte a controlli abbastanza laschi. Fra Due e Trecento abbiamo le prime attestazioni delle prede bestiarum: le predazioni di mandrie a Toullies da parte degli Exillesi contro i Giaglionesi dove si segnala la violenza di Guglielmo Braze. Contestazioni e compensazioni con procedimenti giudiziari ancorché sommari regolavano senza alcun costrutto le diatribe in corso. Ma in età avignonese il conflitto assunse dimensioni preoccupanti. Nel 1344 un arbitrato fissò sul terreno dei confini concordati dalle parti con accettazione del lodo da parte delle due contee. La contea delfinale era ormai destinata a essere assorbita dalla monarchia francese pur nelle sue articolazioni regionali. Nell'estate del 1533 i due contendenti si ritrovano nella locanda del montone a Exilles per risolvere i termini del conflitto. Si tratta del primo atto dopo la realizzazione del Pertus, di Colombano Romean peraltro si è persa ogni traccia, ormai il conflitto per l'alpeggio è il controllo dell'acqua. Tutto si eternizza in età moderna senza alcuna decisione condivisa come attesta la mappa Rabbini nella seconda metà dell'Ottocento. In compenso nel Seicento Chiomonte si propose di realizzare un nuovo Pertus sul confine con Gravere, pagò lautamente delle prospezioni senza ottenere alcun risultato poiché non tutte le ciambelle riescono col buco.
Luca PATRIA Ricercatore indipendente, vivente

Anna CANTONI e Sara BIANCHI Il Trou de Touilles in Val di Susa, inquadramento geologico e analisi del rilievo dell’opera idraulica.
Abstract In riferimento al volume Il Trou de Touilles in Val di Susa, Piemonte, Italia. Indagini archeologiche di un acquedotto alpino del XVI secolo, BAR International Series 1933, 2009, l’autrice Sara Bianchi e la geologa Anna Cantoni presentano due dei principali temi di ricerca sviluppati nel libro: da un lato l’analisi del rilievo dell’opera idraulica, delle sue caratteristiche costruttive e delle fasi di realizzazione; dall’altro l’inquadramento geologico, geomorfologico e idrogeologico del contesto in cui l’acquedotto è stato scavato. Lo studio del Trou de Touilles, noto localmente come Pertus di Colombano Romeàn, analizza uno straordinario acquedotto realizzato nel XVI secolo in Alta Val di Susa per captare, convogliare e distribuire acqua verso le aree agricole montane. Attraverso un approccio interdisciplinare che integra indagini archeologiche, geologiche, rilievi topografici e ricerche storiche, gli autori documentano per la prima volta in modo sistematico le tecniche di scavo, le modalità costruttive e il funzionamento idraulico dell’opera. Lo studio evidenzia l’importanza della gestione delle risorse idriche nello sviluppo sostenibile delle comunità montane e valorizza il Trou de Touilles quale significativa testimonianza dell’ingegno tecnico e della capacità organizzativa delle comunità alpine del passato, sottolineando la necessità di garantirne la tutela e la conservazione.
Sara BIANCHI Speleologa e ricercatrice indipendente, Sara Bianchi ha maturato una significativa esperienza nell’ambito dell’archeologia del sottosuolo attraverso la partecipazione a progetti di esplorazione, documentazione e ricerca in Italia e all’estero, in collaborazione con gruppi e istituzioni nazionali e internazionali. I suoi principali ambiti di interesse riguardano gli ambienti ipogei e le loro testimonianze storico-antropologiche, con particolare attenzione alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio culturale sotterraneo.
Anna CANTONI Geologa attiva professionalmente nel settore della geologia applicata alle opere pubbliche e alle infrastrutture civili, con competenze nella gestione di cantieri complessi, nella caratterizzazione geotecnica dei terreni e nel supporto tecnico agli Enti pubblici. Ha inoltre collaborato alla predisposizione di analisi geologiche per opere idrauliche e ha fornito supporto tecnico per interventi urgenti su infrastrutture, oltre che nei procedimenti autorizzativi e nelle interazioni con gli Enti di controllo. Specializzata anche nelle tematiche ambientali, ha maturato esperienze nella redazione e gestione di piani di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifiche di siti contaminati. Unendo competenze tecniche, capacità di coordinamento e sensibilità ambientale, ha contribuito alla realizzazione di opere e attività orientate alla pianificazione del territorio in sicurezza e sostenibilità.

Anna GATTIGLIA (Il Patrimonio Storico-Ambientale, Torino) Maurizio ROSSI (Il Patrimonio Storico-Ambientale, Torino) Gianfranco FIORASO (Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Geoscienze e Georisorse, Torino) Geologia e tecniche di escavazione della roccia tra Savoia e Delfinato in età tardomedievale e protomoderna.
Abstract Il Pertus di Colombano Romean è incastonato in un paesaggio geologico e geomorfologico complesso, elemento che ne ha fortemente condizionato ideazione, ubicazione e caratteristiche realizzative. Per la buona riuscita dell’impresa, tutt’altro che scontata viste le peculiari caratteristiche e l’assetto delle rocce della cresta dei Quattro Denti, è stato necessario, sia in fase progettuale sia in fase realizzativa, attingere alle migliori conoscenze dell’epoca in vari ambiti del sapere tecnico: competenze “geologiche”, topografiche, idrauliche, minerarie. Con riferimento al quadro geologico, si presenta una sintesi delle conoscenze su tecniche e strumenti di abbattimento, frantumazione e trasporto in sotterraneo delle rocce, basata su dati materiali e iconografici relativi a miniere e cave dell’area alpina. Sono anche trattati illuminazione, smaltimento delle acque, aerazione e discarica esterna. L’indagine è estesa ai secoli precedenti il Pertus, per capire se l’opera sia in continuità con la tradizione medievale o si avvalga già dei progressi tecnologici del XVI secolo. Si propongono infine alcuni suggerimenti per una ricerca sulle infrastrutture esterne che dovettero accompagnare le escavazioni.
Maurizio ROSSI Archeologo, membro fondatore e presidente dell’Associazione «Il Patrimonio Storico-Ambientale» (Torino), già direttore del Museo Civico Alpino di Usseglio e fondatore della casa editrice Antropologia Alpina. Collaboratore scientifico di Dipartimenti universitari, Soprintendenze archeologiche italiane e francesi, ISPRA-ReMi. Responsabile di scavi archeologici con restauri ricostruttivi, prospezioni, rilevamenti, catalogazioni e altre ricerche in Piemonte, Delfinato, Lombardia e Liguria. Catalogatore ICCD nel settore Siti Produttivi Dismessi (SPD). Autore di oltre 250 pubblicazioni su temi di archeologia mineraria, storia della metallurgia, archeologia rupestre, archeologia e storia del territorio e della cultura materiale nelle Alpi. Organizzatore di convegni nazionali e internazionali di archeologia mineraria e rupestre, curatore di mostre documentarie.
Anna GATTIGLIA Archeologa, ha condotto scavi, prospezioni e ricerche in Delfinato, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria. Già cultore della materia in Archeologia medievale presso l’Università degli Studi di Torino e conservatore della sezione di Archeologia mineraria e storia delle risorse economiche del Museo Civico Alpino di Usseglio. Co-fondatrice dell’Associazione «Il Patrimonio Storico-Ambientale» di Torino e della Società Meteorologica Subalpina. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche di argomento archeologico e storico di ambiente alpino, con particolare riguardo per la cultura materiale e l’archeologia mineraria.
Gianfranco FIORASO Geologo, primo ricercatore presso l’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). La sua attività si svolge nell’Italia settentrionale e interessa vari ambiti delle Scienze della Terra. Collabora con Dipartimenti universitari, Enti territoriali e con l’Associazione «Il Patrimonio Storico-Ambientale di Torino». Responsabile scientifico e rilevatore di numerosi fogli della Carta Geologica d’Italia nell’ambito del Progetto di Cartografia Geologica Nazionale promosso da ISPRA. Autore di oltre 100 pubblicazioni su temi riguardanti la geologia del Quaternario, la geomorfologia, la dinamica dei versanti e la paleosismologia, nonché autore di una ventina di carte geologiche.

Eugenio GAROGLIO (Culturalpe) L’Aqueduc de la Montagne de Touille nelle Mémoires di primo Settecento dell’ingegnere militare François de la Blottière.
Abstract All’interno del settore di studi storici che si occupa di ricerche in tema di storia territoriale e storia locale il panorama delle fonti affrontate comprende normalmente le notizie economiche sociali e gestionali riguardanti le comunità tratte dagli archivi centrali, e una accurata analisi di quanto è possibile rintracciare all’interno degli archivi locali. Meno battuta, invece, è una fonte che, almeno per quanto riguarda gli studi in area alpina, ha riservato risultati sorprendenti: la fonte militare. In Età moderna, le relazioni militari di ufficiali e ingegneri topografi contengono spesso informazioni preziose riguardanti il territorio, la flora, la fauna, il clima e le popolazioni alpine. Il miglior esempio a proposito delle Alpi occidentali è offerto dalle Memorie dell’ingegnere militare François de la Blottière. Giunto per la prima volta nel Delfinato nell’anno 1700 al seguito del grande Vauban, fu incaricato di studiare, percorrere e cartografare il territorio, restituendoci una delle più importanti fotografie sull’ambiente e sulle comunità di queste valli. Spinto dal desiderio di conoscere quella che era soprannominata una delle “Meraviglie del Delfinato”, Vauban lo incaricò di visitare, percorrere, studiare, descrivere e cartografare l’Aqueduc de la Montagne de Touille. Grazie all’interesse di Vauban, possediamo oggi non solo una dettagliata relazione, ma anche l’unica serie di disegni storici del Pertus, realizzati entro gli anni Venti del XVIII secolo.
Eugenio GAROGLIO Nato a Torino nel 1985, ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Storia moderna (PhD) presso l’Università del Piemonte Orientale. Formatosi presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, si occupa di Storia delle Alpi, Storia militare e delle fortificazioni, e ricopre l’incarico di consulente oplologo per il Ministero della Cultura. Ha all’attivo numerose pubblicazioni di settore, tra cui lo studio del 2021 sulla celebre Battaglia dell’Assietta, e ha curato o contribuito alla realizzazione di mostre e allestimenti museali, tra i quali il Museo delle Frontiere al Forte di Bard, condotto come consulente del CeSRAMP.

Giuseppe ROUX POIGNANT (Ente di gestione delle aree protette Alpi Cozie) Da Colombano ai giorni nostri: il Pertus e la sua fauna. Abstract L’anno 1526 segna una svolta di fondamentale importanza per l'idrografia e l'ecologia dei territori di Chiomonte ed Exilles: l’inizio dei lavori del Pertus, lo straordinario tunnel scavato nella roccia da Colombano Romean, capace di deviare l'acqua da un versante all'altro dello spartiacque. Questo intervento si propone di tracciare l’evoluzione faunistica dell’area del Pertus dal XVI secolo fino ai giorni nostri. Attraverso l'incrocio di fonti storiche, cronache d'epoca e moderni monitoraggi ecologici, verrà analizzato il passaggio da un ecosistema antico — dominato da grandi predatori e da una fauna tipica della "Piccola Età Glaciale" — all'attuale biocenosi alpina, fortemente influenzata dal cambiamento climatico e dalla pressione antropica. Scomparsi per secoli a causa della caccia, grandi mammiferi e avifauna d'alta quota stanno oggi ricolonizzando l'area, sorretti in parte, anche da importanti progetti di reintroduzione. La sfida del presente sarà quella di valutare come i nuovi impatti dei tempi moderni potranno influire sulle presenze faunistiche d’alta quota.
Giuseppe ROUX POIGNANT Giuseppe Roux Poignant vive e lavora a Exilles, legando la sua vita alle montagne della Valle di Susa. Perito agrario e guardiaparco dal 1987 lavora presso l'Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie, unisce alla tutela del territorio una profonda specializzazione in ornitologia. Inanellatore scientifico autorizzato ISPRA, si occupa da anni dello studio dell'avifauna alpina. Dal 1995 coordina per l'Ente Parco il progetto internazionale di reintroduzione del Gipeto sulle Alpi occidentali, di cui cura il monitoraggio e la divulgazione. La sua figura unisce una solida conoscenza storica e biologica del territorio a una lunga esperienza sul campo nella conservazione delle specie avifaunistiche protette.

Massimo GARAVELLI (Consorzio Forestale Alta Valle Susa) Manutenzione e interventi di ripristino dell’opera idraulica. Abstract Nel corso dei secoli il Pertus di Touilles è stato oggetto di assidue manutenzioni da parte degli abitanti di Cels e de Les Ramats con impegnative comandate, in particolare con interventi significativi sui canali di adduzione, di rilascio e distribuzione. Il crollo demografico delle due comunità ha reso sempre meno utilizzabile questo encomiabile volontariato pur rimanendo ancora presente nella gestione e nel monitoraggio quotidiano dell'opera. A partire dall'inizio del nuovo millennio, grazie anche alla possibilità di accedere ai fondi di manutenzione ordinaria dell'Autorità d' Ambito di Torino 3, unita a una spiccata sensibilità nella salvaguardia del territorio, il Consorzio Forestale Alta Valle Susa è intervenuto in modo costante nella manutenzione e nel ripristino dei danni dovuti anche a gravi eventi che negli ultimi 15 anni hanno interessato l'opera e il relativo reticolo idraulico. Sarà quindi illustrato per sommi capi quanto realizzato in armonia con i desiderata di quelle popolazioni.
Massimo GARAVELLI Massimo Garavelli ha maturato una lunga esperienza professionale nell’ambito dell’amministrazione finanziaria e del trasporto ferroviario merci internazionale, operando presso le Ferrovie dello Stato dal 1976 al 2019, dove ha ricoperto incarichi di responsabilità presso la Direzione Compartimentale di Torino e successivamente come Capo Stazione italiano al Transito Internazionale di Modane, occupandosi anche della formazione del personale. Parallelamente ha svolto un’intensa attività amministrativa e istituzionale nel territorio dell’Alta Valle di Susa, ricoprendo gli incarichi di Sindaco, Vicesindaco e Assessore del Comune di Salbertrand, Presidente del Parco Regionale Gran Bosco di Salbertrand, assessore alla cultura e minoranze linguistiche della Comunità Montana Alta Valle Susa, nonché Presidente del consiglio di amministrazione del CFAVS. È stato inoltre componente del direttivo del Centro Minoranze Linguistiche della Provincia di Torino. Dal 2025 è componente del direttivo della Sezione distaccata del Museo Nazionale di Artiglieria presso il Forte Bramafam.

Roberto CIBONFA (Ente di gestione delle aree protette Alpi Cozie) Aspetti toponomastici relativi al Pertus e al suo territorio. Abstract Il contributo getta uno sguardo alla toponomastica tradizionale legata all’ambiente nel quale è situata l’opera idraulica del Pertus, con i relativi canali di adduzione e ripartizione, i pascoli, le cime montuose, gli insediamenti e i percorsi di accesso sul territorio dei Comuni di Exilles e Chiomonte. I luoghi sono descritti e individuati con i relativi toponimi per i quali sono indicat le possibili derivazioni etimologiche.
Roberto CIBONFA Ha operato come Guardiaparco dell’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie per il quale ha seguito i progetti dell’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano legati alla ricerca toponomastica in Comuni facenti parte del Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand. Si è formato nel 1991 con il corso dalla Regione Piemonte tenuto dal Prof. Arturo Genre del Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Università di Torino. La sua ricerca si è concretizzata nei volumi dell’ATPM n. 20 Salbertrand (2002), n. 30 Exilles (2006), n. 45 Chiomonte (2013) ed è stata di completamento per il volume n. 62 Sauze d’Oulx (2023) e per il sito dello stesso Atlante a cui sta tutt’ora collaborando.

Renato SIBILLE (Associazione ArTeMuDa) Colombano Romean santo e dannato: dalla realtà alla leggenda. Abstract Il contributo analizza il processo di trasformazione della figura storica di Colombano Romean, artefice dello scavo del Pertus all’inizio del XVI secolo, in eroe leggendario della memoria collettiva delle comunità di Ramats e Cels. Attraverso l’esame delle fonti storiche, delle tradizioni orali e delle interpretazioni antropologiche, il saggio mette in luce come l’impresa ingegneristica del traforo, fondamentale per l’approvvigionamento idrico del territorio, sia stata progressivamente arricchita da elementi simbolici e mitici. Le numerose leggende relative al cane che rifornisce quotidianamente il cavatore, al fanciullo aiutante, alla presunta ricompensa negata, all’avvelenamento, alla prigionia e alla morte dell’eroe evidenziano un processo di mitizzazione che richiama archetipi universali individuati da Mircea Eliade, Joseph Campbell e Carl Gustav Jung.
Renato SIBILLE Renato Sibille è laureato in DAMS all'Università di Torino dove nel 2008 ha conseguito il Dottorato in Discipline del Cinema e del Teatro, è uno dei fondatori dell'Associazione ArTeMuDa dove è attore e regista. Ricercatore, storico e cultore della tradizione popolare occitana altovalsusina, collabora con numerose amministrazioni in progetti di ricerca su storia, lingua e cultura locale, campi nei quali, oltre a quello teatrale e antropologico, ha all’attivo numerose pubblicazioni.

La Vis de Saint-Gilles è una straordinaria scala elicoidale in pietra realizzata nel XII secolo nell'antica abbazia di Saint-Gilles, in Provenza.
Considerata per secoli un capolavoro assoluto dell'arte della stereotomia, divenne una meta di pellegrinaggio per scalpellini, muratori e compagnons provenienti da tutta Europa, che vi si recavano per ammirarne la perfezione tecnica e lasciare il proprio segno inciso sulla pietra.
Il dialogo qui proposto, letto da Roberto Micali e Renato Sibille durante il convegno "Oltre la roccia", immagina l'incontro tra due scalpellini del Seicento davanti a quest'opera straordinaria: attraverso il loro stupore e la loro riflessione si rende omaggio al sapere artigiano tramandato nei secoli e si suggerisce, in forma poetica, come esperienze e conoscenze maturate in luoghi come Saint-Gilles possano aver ispirato imprese eccezionali come quella di Colombano Romean e del Pertus.









Pierre Eccola. Jean La Vis de Saint-Gilles. Pierre Ne ho sentito parlare da quando ero garzone. Pensavo fosse una leggenda inventata dai mastri framassoni per farci impegnare di più. Jean Invece è qui. Pietra sopra pietra. Senza trucchi. Pierre Guarda quelle curve. Guarda come gira la volta. Jean E guarda come le pietre combaciano perfettamente. Pierre Già. Non ci passa la lama di un coltello. Jean Tanto meno la punta di uno scalpello. Pierre E non c'è malta. Jean Qui a Saint-Gilles sanno apparecchiare la pietra come pochi altri. Lo dicono tutti i compagnon. È un'arte che viene dagli antichi Romani. Pierre Noi passiamo la vita a tagliare blocchi. Loro sembrano aver tagliato il vento. Jean Vedi? Ogni pietra è diversa. Pierre E ognuna deve sostenere l'altra. Jean Come in una confraternita. Pierre Dimmi la verità. Tu sapresti tracciare una volta così? Jean Io? Forse tra vent'anni. Pierre Anch'io. Jean Capisci perché cavatori, picapere, scalpellini, massoni vengono tutti qui in pellegrinaggio? Pierre Sì. Jean Non per imparare un mestiere. Pierre Per imparare l'umiltà. Guarda quei nomi. Jean Compagnons come noi. Pierre Tolosa. Jean Lione. Pierre Avignone. Jean Forse anche qualcuno venuto dalle Alpi, dal Brianzonese. Pierre Sono passati di qui, hanno alzato gli occhi e hanno capito che la pietra può fare più di quanto immaginassero. Jean Allora hanno lasciato il loro segno. Pierre Una firma. Jean Non per vanità. Pierre Per dire: "Anch'io sono stato qui a portare il mio omaggio alla mirabile opera di quegli anonimi e umili scalpellini e massoni che hanno scolpito questa scala per il Paradiso". Che ne dici? Jean Di cosa? Pierre Lasciamo il nostro nome? Jean Tutti i compagnons lo fanno. Pierre Pierre Martin, compagnon tailleur de pierre. Jean Jean Roux, compagnon masson. Fra cent'anni nessuno saprà chi eravamo. Pierre Ma sapranno che siamo venuti a rendere omaggio. Jean Chissà quanti uomini, dopo aver visto questa scala, hanno portato altrove ciò che avevano conosciuto. Pierre In Provenza. Jean In Linguadoca. Pierre In Guascogna. Jean Nel Limosino. Pierre Nelle fortezze. Jean Nelle cattedrali. Pierre Nei ponti. Jean O anche solo nelle case. Pierre Nelle cave. Jean Nelle montagne. Pierre Magari un giorno qualcuno è partito proprio da qui, da Saint-Gilles e ha usato questo sapere per sfidare una montagna. Jean Per scavare un acquedotto. Pierre Per portare l'acqua dove non arrivava. Jean E forse nessuno ricorderà il suo nome. Pierre O forse sì. Jean Perché le opere parlano più degli uomini. Pierre E la pietra conserva la memoria.
